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Francesco, facci sognare ancora…
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Francesco, facci sognare ancora…

(Queste riflessioni sono fiorite un fine settimana trascorso in un villaggio sperduto nel nordest brasiliano flagellato dalla siccità, tra gente semplice riunita attorno alla passione per  la “parola di Gesù” in preparazione alle “sante missioni”)


Tiravano i primi venti di teologia della liberazione. I teologi degli ultimi buttavano in faccia al primo mondo le loro sfide. E, dentro di me, si faceva strada un Tommaso ficcanaso, che pretendeva mettere le mani nelle piaghe dei popoli crocifissi. Per cogliere la differenza tra il Cristo dei popoli arricchiti e quello dei popoli impoveriti.
Inviato per evangelizzare gli ultimi (Maranhao, Brasile), vengo evangelizzato dagli impoveriti. Da quel contadino analfabeta, che mi accoglie nel suo santuario interiore: “Se i ricchi hanno tutto, a che gli serve il Cristo? Allora è nostro, spetta a noi che non abbiamo niente...”.
Mi disseto delle loro lacrime. Immergo le mani nel loro sangue. Custodisco nel cuore le loro croci. Quando aiuto dieci poveri/cristi, il giorno dopo ne arrivano cento… Mi rivelano che sulla ingiustizia strutturale, istituzionalizzata non si mettono cerotti assistenziali, ma penicillina evangelica. Che le strutture del peccato sociale non si cambiano con devozioni e pellegrinaggi, apparizioni e santuari.
Eppure nei libri di testo c’è spazio solo per il Cristo confezionato dai teologi europei. La teologia romana,  l’unica possibile. Una teologia “urbi et orbi”, calata in formule greco/romane, modulata secondo canoni di pensiero e costumi occidentali.
Nel ’68 un brivido pervade seminari e conventi: in duemila anni che cosa ha prodotto una teologia a servizio d’ogni potere temporale, funzionale alla religione di stato,  all’obbedienza cieca ai dittatori, alla dottrina tridentina, ai seminari minori e maggiori, al prete funzionario del culto, ad assistenzialismi umilianti, a devozioni alienanti?
Oggi quanti preti di colore sono in cura d’anime nel primo mondo? Gli evangelizzati diventano evangelizzatori? Ha ancora senso la missione di stampo europeo al seguito, ieri, dei conquistadores, oggi, dei consumismi alla coca-cola? E si pretende ancora di imporre ed esportare il modello europeo a tutte le longitudini e latitudini del pianeta. In nome dell’unità non si travolgono culture locali,  tradizioni della religiosità popolare, usi e costumi millenari? Una globalizzazione cattolico/romana dei riti, del diritto canonico, del potere spirituale, cui devono uniformarsi indios, poligami, esquimesi, pigmei, ecc.
La cristianità giustifica e supporta ogni potere politico ed economico, dall’imperatore all’imperialismo, dalle crociate all’inquisizione, dal colonialismo ai dittatori di turno. Con l’arroganza dell’unica vera religione, con la presunzione dell’unica verità in nome di un “dio” meschino e geloso. Dove sono i teologi, pastori, papi quando i popoli colonizzatori impongono nuove schiavitù, inventano guerre mondiali (la prima 20milion di uccisi, la seconda 40milioni senza contare vedove, orfani, mutilati, disperati) campi di sterminio (sei milioni ridotti ad un filo di fumo), i funghi di Hiroshima (200mila polverizzati in un istante) e Nagasaki? Ma i selvaggi, “ignoranti ed immorali”, non hanno mai fatto di queste invenzioni diaboliche…
Per non essere da meno del Fhurer, la cristianità europea ha preteso di essere la super-religione, l’unica ed esclusiva guida spirituale della storia? E l’idolatria della razza, del sangue? Quando Hitler esaltava la razza ariana non era quello il momento storico per dichiarare al mondo: “non dalla carne delle razze, non dal sangue delle patrie, non dalla pulizia etnica nasce il popolo nuovo?”.
Solo i popoli derubati sono in grado di produrre le proposte giuste per la conversione dell’occidente? Per esempio: le università romane siano delocalizzate nei calvari/favelas; i noviziati siano inseriti nelle periferie; i preti siano solo anziani  di provata esperienza; la curia romana sia decentralizzata nei paesi a maggioranza cattolica; la sede di Pietro sia itinerante; i musei, palazzi vaticani e cattedrali siano affidate all’Unesco come patrimonio dell’umanità; lo IOR sia la banca dei popoli impoveriti con prestiti a interesse zero; solo associazioni laicali gestiscano i beni ecclesiali; le missioni prendano il cammino a ritroso: solo i popoli del sud possono evangelizzare i popoli del nord; proibita la beneficenza (se hai in più non lo hai sottratto a qualcuno?); abolite le conversioni del riso, le università cattoliche, le scuole cattoliche, strumenti per indurre e sedurre “anime ingenue ed innocenti”; i beni ecclesiastici siano restituiti ai loro legittimi destinatari: i poveri.
Chi, se non gli impoveriti, ci insegneranno come sciogliere la nostra solidarietà con il mercato globale? Come denunciare la complicità cattolica con le strutture di peccato?
Che ce ne facciamo di una religione ridotta a spettacolo? Come sono diversi gli show di Cristo a Betlemme e sul Calvario… Come è possibile che la chiesa perseguitata nei primi secoli oggi sia contesa e celebrata da tutte le TV del mondo?
Una società assistenzialista non può fare a meno dei poveri per sentirsi buona a Natale. La chiesa non si è identificata con un certo umanitarismo, la carità non è ritenuta il business cattolico per eccellenza, la beneficenza espressione massima delle virtù cristiane? Noi poveri non siamo sempre stati usati come  strumenti per fare del bene, per accumulare meriti per il paradiso? Ridotti a pance da riempire, anime di serie B da comprare con le conversioni del riso! Moltiplicare le mense dei poveri, pregare con i carcerati, è qualcosa di umanitario ma potrà mai risolvere il problema dell’esclusione sociale in tanti paesi del pianeta? Ci ridurremo sempre a mettere pannicelli caldi su infezioni sociali che esigono riforme strutturali, cambiamenti globali?
Verso un benefattore proveremo timore reverenziale, che impedisce l’unico rapporto possibile tra uomini, non al di sopra né al di sotto, ma alla pari?
Papa Francesco: solo noi, vittime della storia, ti daremo il coraggio di predicare all’universo: “Non più ricchi e poveri, assistenti ed assistiti, benefattori e beneficati, popoli primi e popoli ultimi? Tra amici ci si aiuta, tra fratelli si condivide”. Il modello di uomo che Cristo viene ad inaugurare è colui che “da le briciole” o colui che “condivide”? Bisognerebbe chiederlo a tuti i poveracci che sono stati oggetto delle cure delle patronesse, di ogni assistenzialismo, di ogni missionario distributore di sporte alimentari… Se Cristo propone di essere fratelli come è possibile esserlo se un popolo ha troppo e l’altro troppo poco? La predicazione del Cristo porta forse alla strutturazione in classi sociali o le esclude?
C’è qualcosa di cristiano (o di umano) laddove c’è un popolo, che muore di fame e l’altro di anoressia o di bulimia?
Francesco: sei tu il papa che deve venire vestito dei sogni di Francesco per fare sognare i popoli impoveriti? Avrai il coraggio, sul suo esempio, di fare un pellegrinaggio alla Mecca, chiedendo perdono per le crociate? Sposerai la Quaresima con il Ramadan? In questo pianeta in disgregazione se non si uniranno le religioni, chi altri mai avrà a cuore le sue sorti? Tutti i Dalai Lama non meritano la gloria del Bernini? I bonzi non dovrebbero insegnare nelle università cattoliche le beatitudini del Cristo/figlio dell’uomo? E perché non invitare a predicare in Vaticano un senza tetto, un senza terra, un disperato, un drogato, un popolo/Lazzaro?

Come quel contadino diceva a Francesco: “Fai sul serio…”, anche noi, vittime del primo mondo bianco e cristiano, ti diciamo: “Non prenderci in giro, fai sul serio, vai in fondo… E, sul fondo della storia troverai tutti, noi, popoli comprati e venduti per meno di trenta denari…”