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Per Vittorio Arrigoni.
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Per Vittorio Arrigoni.

 

Alla fine non ricorderemo le parole dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici.
Martin Luther King

Non tacere, bisogna liberare la voce e urlare ai quattro venti quello che accade, ovunque succeda, è la spinta che mette in moto l’uomo che non concepisce la prassi del silenzio, come forma di sopportazione dettata dalle organizzazioni politiche o religiose all’avanguardia nell’inosservanza dei diritti umani.
Il silenzio quotidianamente dimostrato, è un costume  sociale inutile, ma nocivo, abitualmente avvinghia milioni di uomini che rimangono privi di libertà in innumerevoli circostanze in molti parti del mondo. Rompere il silenzio tradizionale per esercitare un modo di aiuto concreto, è una missione che si svolge proprio dove c’è ne bisogno. Infatti, oggi esiste un esercito disarmato di volontari che lavora nei luoghi più tristi e disumani della terra.
E la solidarietà, non si limita a cacciar via le mosche che volano sul viso del bambino denutrito, o all’assistenza ai malati di Aids, la solidarietà denuncia anche i crimini commessi dalla soldatesca al servizio di un sistema determinato e localizzato, con nome e cognome. Stringere la mano al nemico, o a colui che soffre, non è facile, può farlo solo un uomo disarmato, qualcuno che va aldilà delle apparenze, non perché non si renda conto del pericolo, ma perché è necessario denunciare, Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, piuttosto denunciatele. Ef. 5-11.
Oggi siamo in Palestina, qui i fatti parlano da sé, ma è indispensabile che abbiano voce, ed è Vittorio Arrigoni che si assume l’incarico. Lui si ribella di fronte alla soppressione della vita in una terra che molti chiamano santa. In queste situazioni, quanti perché saranno passati per la tua mente.
Abbiamo letto le tue notizie e abbiano visto il coraggio che hai dimostrato, hai consegnato la tua vita ad una causa che soltanto gli uomini non domati possono comprendere, quelli che non si arrendono mai, manterranno la memoria della tua gesta.
Perplessi ci domandiamo, cosa significa questo scontro bellico. Chi è l’ebreo e chi è il palestinese? Dove va tutta questa gente sempre in lotta?
In situazioni come queste, che cosa avrebbe detto Gesù?
Non lo sappiamo. Ciò nonostante, ci rendiamo conto che la paura percorre i nostri giorni, la paura produce razzismo, introduce diffidenza nei rapporti umani, la paura alimenta le guerre. In tutto questo ci sono alcuni uomini che vanno avanti, e lottano per conservare la dignità umana, perché è urgente denunciare con tutte le nostre forze i crimini commessi. Ancora una volta la terra è in lutto.

Arrivederci Uomo!!!